A gennaio gli alveari sembrano dormienti. Le api stanno a grappolo attorno alla regina, consumando le scorte accumulate in estate e autunno, mantenendo la temperatura interna dell'alveare intorno ai 35°C anche quando fuori ci sono pochi gradi. Il numero di api è al minimo dell'anno — in alcuni alveari possono essere meno di diecimila, rispetto alle sessantamila di luglio.
Per noi è il momento dei controlli pesanti: si valutano le scorte, si stima la forza delle colonie, si pianificano gli spostamenti di apiario per la stagione successiva. E si studia — libri, convegni, confronto con altri apicoltori.
Con le prime giornate più calde la regina riprende la deposizione. La famiglia inizia a crescere. In Sicilia le prime fioriture spontanee — mandorlo, rosmarino, qualche pianta erbacea precoce — portano le prime api esploratrici fuori dall'alveare.
È un momento delicato: la famiglia cresce ma le scorte si consumano più in fretta per nutrire la covata in espansione. Se l'inverno è stato lungo o le scorte autunnali erano scarse, è qui che gli alveari più deboli possono essere in difficoltà. Monitoriamo attentamente.
Le fioriture primaverili dei Monti Sicani sono straordinarie. La Sulla — Hedysarum coronarium — dipinge di rosso porpora le colline intorno a Casteltermini. Fiorisce la Ginestra, l'Echium, il Trifoglio, il Cardo. Le famiglie esplodono: in sei settimane il numero di api può triplicare.
È il periodo più intenso dell'anno. Le api lavorano dalla mattina alla sera. Gli alveari più forti possono raccogliere anche 2-3 kg di miele al giorno. Si posizionano i melari — le camere aggiuntive dove le api depositano il miele destinato alla raccolta. Si controllano gli alveari ogni 10-12 giorni per prevenire la sciamatura.
A fine maggio si effettua la prima smielatura: il Miele di Sulla e i Millefiori primaverili.
Le grandi fioriture primaverili sono finite ma l'estate siciliana porta le sue: Sommacco, Tamerice, Rovo, Ombrellifere varie, e in zona l'Eucalipto. Le api continuano a lavorare anche con caldo intenso — l'Ape Nera Siciliana tollera le temperature estive meglio delle razze nordeuropee.
A luglio, quando le fioriture principali si esauriscono, si effettua la seconda smielatura: i Millefiori estivi. Il miele di questa stagione è più scuro, più aromatico, con note calde e fruttate che riflettono la macchia mediterranea estiva.
In agosto la Sicilia interna brucia. Le fioriture si riducono al minimo. Le famiglie diminuiscono — la regina rallenta la deposizione, le api vecchie non vengono sostituite. È una scelta evolutiva saggia: meno bocche da sfamare nei mesi di magra.
Per noi è il momento delle verifiche sanitarie. Si controllano le infestazioni di Varroa destructor — il principale parassita dell'ape — e si decidono eventuali trattamenti. Si valuta la forza delle famiglie in vista dell'inverno.
Con le piogge autunnali tornano alcune fioriture tardive. Le famiglie raccolgono le ultime riserve. La deposizione rallenta ulteriormente. Si fanno i controlli finali sulle scorte: ogni alveare deve avere abbastanza miele per passare l'inverno senza intervento umano.
Si chiudono i melari, si preparano gli alveari per le temperature più rigide, si fa il bilancio della stagione. Quanti kg di miele, quali lotti, quale qualità. E si pensa già all'anno successivo.
Le api sono di nuovo a grappolo. Il ciclo si chiude e si riapre. Ogni anno è diverso dall'anno precedente — la stagione, le fioriture, le famiglie, il miele. È questa variabilità a rendere l'apicoltura un lavoro che non si finisce mai di imparare.
Il vasetto di miele che tenete in mano è il risultato di un anno intero di questo ciclo. Di dodici mesi di lavoro delle api e dell'apicoltore. Di un territorio che si esprime attraverso nettari e pollini. Speriamo che adesso sappia un po' di più.
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