Il glifosato è il principio attivo del Roundup e di decine di altri erbicidi commerciali. Dal 1974, anno della sua introduzione, è diventato il pesticida più venduto al mondo — usato in agricoltura, nei giardini pubblici, lungo le ferrovie, ai bordi delle strade.
Nel 2015 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato come "probabilmente cancerogeno per l'uomo". Da allora il dibattito scientifico e regolatorio è acceso: alcuni studi ne dimostrano la pericolosità anche a basse dosi, le autorità regolatorie europee continuano a rinnovarne l'autorizzazione con margini di sicurezza dichiarati, ma il confronto è ancora aperto.
Quello che è certo è che il glifosato si trova nel miele. Numerose analisi condotte negli ultimi anni su campioni di miele commerciale — sia italiano che importato — hanno rilevato residui di glifosato in percentuali significative. Le api raccolgono nettare da fiori che crescono in prossimità di terreni trattati, o direttamente su piante che sono state esposte al prodotto.
Le api hanno un raggio di volo di 3-5 km dall'alveare. In un raggio di quella dimensione, in un'area agricola intensiva, è statisticamente quasi impossibile non avere terreni trattati con erbicidi. Le api raccolgono nettare e polline da fiori che crescono vicino a quei terreni, e i residui — anche minimi — finiscono nel miele.
La quantità dipende dalla pressione agricola dell'area, dalla distanza dagli alveari, dalle pratiche agricole dei terreni circostanti. In zone con agricoltura biologica estesa o in aree naturali lontane dai coltivi, il rischio si riduce drasticamente.
I nostri apiari sono posizionati nelle colline dei Monti Sicani, in un'area di Sicilia interna caratterizzata da agricoltura estensiva poco intensiva, presenza significativa di vegetazione spontanea e assenza di grandi colture che utilizzano glifosato in modo sistematico.
Non pratichiamo l'agricoltura — siamo apicoltori. Non trattiamo i terreni intorno ai nostri alveari perché non sono nostri. Ma scegliamo accuratamente dove posizionare gli alveari, privilegiando zone con bassa pressione agricola e abbondanza di fiori selvatici.
Le analisi di laboratorio sui nostri lotti 2024 e 2025 hanno confermato l'assenza totale di residui di glifosato. Non tracce minime sotto la soglia di rilevamento — zero. Questi risultati non sono pubblicati come slogan ma sono disponibili: i report di laboratorio li alleghiamo ai lotti che li hanno prodotti.
La presenza o assenza di glifosato non è visibile, non si percepisce al gusto, non cambia il colore o la consistenza del miele. L'unico modo per saperlo è un'analisi di laboratorio.
La prossima volta che acquistate miele — da noi o da qualsiasi altro produttore — potete chiedere: avete le analisi? Sono disponibili? Coprono il glifosato?
Un produttore che lavora in modo trasparente risponde di sì e ve le mostra. Un produttore che non le ha o non le vuole condividere vi sta dicendo qualcosa — anche nel silenzio.
Noi le analisi le facciamo e le rendiamo disponibili. Non perché siamo obbligati, ma perché pensiamo che chi compra il nostro miele abbia il diritto di sapere esattamente cosa sta portando a casa.
Dai un'occhiata ai lotti disponibili e alla storia dei nostri apiari.
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