Casteltermini è un comune di circa settemila abitanti nell'entroterra della provincia di Agrigento, a settecento metri sul livello del mare, nel cuore dei Monti Sicani. Non è una destinazione turistica. Non ha il mare, non ha i templi greci, non compare nelle guide della Sicilia che si vendono nelle librerie. È un posto che bisogna voler raggiungere.
È esattamente questo isolamento che lo rende straordinario per fare apicoltura.
Lontano dall'agricoltura intensiva della fascia costiera, lontano dalle serre e dai monocolturali, le colline intorno a Casteltermini sono rimaste in buona parte quello che erano secoli fa: un mosaico di pascoli, macchia mediterranea, boschi radi, campi coltivati in modo estensivo. Un paesaggio che l'Ape Nera Siciliana conosce da millenni meglio di qualsiasi guida turistica.
I Monti Sicani sono un sistema montuoso nell'entroterra siciliano che si estende tra le province di Agrigento e Palermo, protetto in buona parte dalla Riserva Naturale Orientata Monti Sicani. È uno dei territori con la più alta biodiversità vegetale dell'intera Sicilia.
Le ragioni sono geologiche e climatiche. Il territorio è composto da rocce di origine diversa — calcari, argille, gessi — che creano microambienti differenti a breve distanza. Le altitudini variabili producono microclimi distinti: valli più umide, creste ventose, versanti esposti a sud bruciati dal sole. Ogni microambiente ospita le sue specie vegetali, e ogni specie produce il suo nettare.
Per un'ape, volare nei Monti Sicani è come avere a disposizione una dispensa con decine di ingredienti diversi. Per un apicoltore, è come poter scrivere una ricetta diversa ogni stagione.
La sequenza delle fioriture nei dintorni di Casteltermini è precisa come un calendario, anche se cambia ogni anno nei dettagli.
Febbraio e marzo portano le prime esplorazioni — mandorlo nei fondovalle, rosmarino sui versanti assolati, qualche erbacea precoce. Non è ancora tempo di produzione, ma le api escono, si orientano, ricordano.
Ad aprile esplode la Sulla — Hedysarum coronarium — che dipinge di rosso porpora interi versanti collinari. È il fiore che dà origine al nostro Miele di Sulla, monofloreale delicato e premiato. Insieme a lei fioriscono la Ginestra, l'Echium vulgare con i suoi piccoli fiori blu intensi, il Trifoglio selvatico, il Cardo in tutte le sue varianti. È il periodo più importante dell'anno.
Da giugno in poi il paesaggio cambia colore. Il verde brillante della primavera lascia spazio ai toni caldi dell'estate siciliana. Fioriscono il Sommacco — Rhus coriaria — con le sue infiorescenze compatte, la Tamerice lungo i fossi e le zone umide, il Rovo in fioritura bianca prima di diventare more. Le Ombrellifere selvatiche, l'Eucalipto dove è presente. Sono questi fiori a dare carattere ai nostri Millefiori estivi: ambrati, caldi, con una complessità aromatica che nessun millefiori di pianura può avere.
A settecento metri di quota il clima è diverso dalla costa agrigentina distante solo quaranta chilometri in linea d'aria. Le estati sono meno torride, le notti più fresche, le piogge primaverili più abbondanti. È questo che permette una stagione delle fioriture più lunga e più ricca rispetto alle zone costiere.
Il vento è una presenza costante sui Monti Sicani. Gli apicoltori esperti lo sanno: un posto ventoso non è ideale per gli alveari, ma le zone riparate dal vento, nei versanti sottovento, nelle vallette, sono spesso le più ricche di fiori perché trattengono l'umidità. Trovare queste zone è parte del lavoro.
L'acqua è scarsa d'estate — la Sicilia interna conosce siccità lunghe — ma le sorgenti naturali sparse nel territorio e i canali di irrigazione garantiscono alle api l'acqua necessaria anche nei periodi più secchi. L'Ape Nera Siciliana, selezionata in questo ambiente per migliaia di anni, sa dove trovarla.
La Sicilia interna non è immune dalle pressioni che stanno trasformando le campagne italiane. L'abbandono dei terreni marginali, il ricambio generazionale mancato in agricoltura, il disboscamento in alcune aree. Ma i Monti Sicani hanno una resistenza naturale a questi cambiamenti — la morfologia difficile, la distanza dai grandi mercati, la tradizione di un'agricoltura mai intensificata del tutto — che li ha preservati meglio di molte altre zone.
Per noi questo territorio non è uno sfondo fotografico. È la materia prima fondamentale di tutto quello che facciamo. Senza questi fiori, questi microclimi, questa biodiversità, le nostre api produrrebbero un miele diverso — più anonimo, meno riconoscibile, meno legato a un posto preciso del mondo.
Ogni vasetto che vi consegniamo porta dentro di sé le colline di Casteltermini, il profumo della Sulla in fiore, la luce di aprile sui Monti Sicani. Cose che non si replicano altrove, e che vogliamo continuare a custodire.
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